La testimonianza di Annalisa, volontaria da 4 anni

Mi chiamo Annalisa e leggendo il giornalino delle ACLI ho visto che cercavano volontari per un progetto dallo strano nome: REBUS. Leggendo fra le righe di illustrazione, emerge che naturalmente non si trattava di un enigma da parole crociate ma di un piano per il recupero delle eccedenze alimentari utilizzabili solidalmente. Mi è piaciuta subito l’idea ed ho pensato che forse avrei avuto una qualche possibilità di poter offrire un po’ del mio tempo post lavoro. Così, ho contattato Martina.

Non ero convinta che accettassero il mio poco tempo a disposizione, specialmente dopo le 5 di
pomeriggio, invece sono stata accolta comunque, con gentilezza e con entusiasmo. Anzi, Martina mi ha anche parlato dell’altro progetto nel quale avrei potuto dare il mio piccolo contributo: Nessuno Escluso. Si trattava di affiancare bambini stranieri nel doposcuola, e dare quindi un aiuto nell’ardua realtà dei compiti di scuola.

L’esperienza di volontariato di Annalisa con il progetto REBUS…

Nonostante non sia più giovane di età, sono partita con entusiasmo, dapprima con il progetto REBUS. Due orette circa la settimana a registrare chili di cibo che vanno e vengono dalle mense scolastiche verso le associazioni che le distribuiscono ai poveri nelle loro realtà di volontariato.
Excel è il mio regno, quindi mi sono trovata subito a mio agio, però non è stata solo quella la mia soddisfazione.

Mentre registravo, pensavo a quanti avrebbero avuto un pasto caldo: un pezzo di pizza, un piatto di pasta, insalata, pane… cose che per noi sono scontate e quotidiane, ma non è così per tutti! Cibo che normalmente viene buttato e che invece può essere donato in varie forme. E qui ho cominciato anche io a pensare come fare per non sprecare: beh, la prima cosa che ho fatto è stato parlarne in giro. Mi sono sentita coinvolta e ancora oggi ne parlo sempre quando mi capita l’occasione, anche perché non tutti sanno che la donazione di cibo può portare anche ad uno sgravio fiscale (IVA e TARI).

…e poi con il progetto Nessuno Escluso

In seguito, ho iniziato ad andare il sabato mattina al doposcuola con i bambini di Borgo Nuovo, Francesca ed altri ragazzi volontari. Prima ho fatto un’affermazione scorretta, volutamente, per poter spiegare adesso cosa ho vissuto in quei momenti. A parte la consapevolezza che ero troppo lontana dai banchi di scuola per poter essere di super aiuto nei compiti, ho cominciato a parlare con i ragazzi e le ragazze delle cose più semplici. Per esempio: “Da dove vieni?”. Risposta: “Da via Martin Faliero”. Bene! E qui Annalisa hai toppato alla grande: non ci sono bambini stranieri lì, anche se ho fatto fatica ad imparare i loro nomi! Ci sono bambini in difficoltà o semplicemente bambini che non hanno qualcuno che li segue a casa perché i genitori devono lavorare, ragazzi che fanno fatica a concentrarsi.

Dopo aver ripassato con loro (e anche a casa di nascosto per non fare brutta figura) le materie scolastiche, anche delle elementari, mi sono lasciata andare al loro modo di essere bambini e ragazzi, universale. Mi sono lasciata andare ad un mondo lontano da me nel tempo, ma anche lontano dalla realtà che affronto ogni giorno al lavoro. Le storie affiorano, gli occhi parlano, i sorrisi si schiudono. Che bene al cuore! Ed oggi dopo l’estate si ricomincia. Non mancherei per nulla al mondo!